updated 8:34 AM UTC, Oct 18, 2021

Un piano per vaccinare 28 milioni di bambini americani tra i 5 e gli 11 anni. L'annuncio dell'amministrazione Biden

Pfizer ha testato una dose per i piccoli che è un terzo della quantità utilizzata negli adulti. La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki: "Stiamo preparando messaggi e strategie di sensibilizzazione per i genitori e per rispondere a qualsiasi preoccupazione o domanda su come far immunizzare i propri figli"


Covid, al via la sperimentazione del vaccino Moderna sui bambini tra i 6  mesi e i 12 anni - Il Fatto Quotidiano

La task force sul coronavirus della Casa Bianca ha esortato le autorità statali a prepararsi per la campagna di vaccinazione anti-covid per i bambini tra i 5 e gli 11 anni già all'inizio di novembre. Secondo quanto annunciato dai funzionari dell'amministrazione Biden ai governatori, i bambini in età scolare potrebbero essere idonei per le vaccinazioni entro l'inizio di novembre e gli Stati devono mettere a punto i piani per procedere.

ABC News ha riferito che il coordinatore della task Force, Jeff Zients, ha detto ai governatori che la Casa Bianca ha abbastanza scorte per inoculare circa 28 milioni di bambini di età compresa tra 5 e 11 anni.

La scorsa settimana Pfizer ha annunciato di aver presentato domanda alla Food and Drug Administration (FDA) per l'autorizzazione all'uso di emergenza del suo vaccino nei bambini. Un comitato consultivo si riunirà per discuterne il 26 ottobre.

La portavoce della Casa Bianca Jen Psaki ha assicurato che l'amministrazione sta preparando messaggi e strategie di sensibilizzazione per i genitori e per rispondere a qualsiasi preoccupazione o domanda su come far vaccinare i propri figli.

"I genitori vorranno andare a fare domande al loro medico, fare domande ai loro pediatri, capire meglio la sicurezza, l'efficacia del vaccino", ha detto Psaki in una conferenza stampa. "Quello che faremo è ovviamente incoraggiare le persone a parlare con i loro medici".

Pfizer ha testato una dose per i bambini che è un terzo della quantità utilizzata negli adulti. Alla fine del mese scorso, ha annunciato risultati positivi dai suoi studi, indicando un "profilo di sicurezza favorevole e robuste risposte anticorpali neutralizzanti".

 

(Fonte: Agi)

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Green pass e lavoro, Bassetti: "Serve un passo indietro, abbiamo fatto il solito papocchio all'italiana"

 L'infettivologo genovese sulla certificazione verde obbligatoria: "E stata una buona idea iniziale che poi si è trasformata in un'idea meno buona, quando è stato pensato sull'idea di imitare quello che aveva fatto la Francia per stimolare le persone vaccinarsi. Non è utile per tutte le categorie"


Sul Green pass obbligatorio anche al lavoro "si stanno contrapponendo due fazioni, c'è tensione e varrebbe la pena di fare un passo indietro. Così come è pensato non lo comprendo più, dovrebbe essere rilasciato solo per i vaccinati e chi ha fatto la malattia. Invece abbiamo fatto il solito papocchio all'italiana aprendo anche ai chi fa test e tamponi". Lo sottolinea all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova.

"Il Green pass è stata una buona idea iniziale che poi si è trasformata in un'idea meno buona, quando è stato pensato sull'idea di imitare quello che aveva fatto la Francia per stimolare le persone vaccinarsi, eravamo a fine giugno ed effettivamente ha funzionato - ricorda Bassetti - le persone si sono vaccinate anche per tornare nei bar, nei ristoranti, nei cinema. Poi si è deciso di allargare il Green pass, la via italiana, anche nei luoghi di lavoro con il tampone a 72 ore. Questa scelta andrebbe migliorata, ci sono dei luoghi di lavoro dove è imprescindibile la vaccinazione penso ai ristoranti, in polizia, per i medici e il personale sanitario, per chi lavora a scuola, i dipendenti pubblici che lavorano agli sportelli. Per gli altri, penso ad un autotrasportatore, non è così utile e si poteva pensare a congelarlo e farlo partire più avanti".

Covid in Uk, prima il disastro poi il riscatto con il piano vaccini. Il rapporto a due facce sull'emergenza

La gestione della prima fase della pandemia da coronavirus è stata ''uno dei peggiori fallimenti della salute pubblica nella storia del Regno Unito'', dato che i ministri e gli scienziati hanno adottato un approccio "fatalistico" che ha aggravato il bilancio delle vittime, oltre 150mila da fine gennaio 2020. E' quanto emerge dalle 115 pagine del rapporto intitolato 'Coronavirus: le lezioni apprese fino ad oggi'


Coronavirus digest: London declares major incident over soaring cases |  News | DW | 08.01.2021

La gestione della prima fase della pandemia da coronavirus è stata ''uno dei peggiori fallimenti della salute pubblica nella storia del Regno Unito'', dato che i ministri e gli scienziati hanno adottato un approccio "fatalistico" che ha aggravato il bilancio delle vittime, oltre 150mila da fine gennaio 2020. L'approccio del governo britannico, sostenuto dai suoi scienziati, è stato quello di ottenere un'immunità di gregge tramite l'infezione, ritardando l'introduzione di un lockdown che avrebbe potuto salvare diverse vite. E' quanto emerge dalle 115 pagine del rapporto intitolato 'Coronavirus: le lezioni apprese fino ad oggi', redatto dal Comitato per l'assistenza sanitaria e sociale e dal Comitato per la scienza e la tecnologia, dove viene sottolineato che l'approccio volutamente "lento e graduale" all'emergenza pandemica abbia fatto sì che il Regno Unito se la sia cavata "decisamente peggio" rispetto ad altri Paesi. Una nota positiva, invece, arriva dal programma di vaccinazione. Il percorso avviato con la ricerca e arrivato alla produzione di un vaccino anti Covid-19 viene descritta come "una delle iniziative più efficaci nella storia del Regno Unito".

I due deputati conservatori che hanno redatto il rapporto, Jeremy Hunt e Greg Clark, concordano sul fatto che "il Regno Unito ha ottenuto alcuni grandi risultati con alcuni grandi errori. E' fondamentale imparare da entrambi". Un portavoce del governo britannico, citato dalla Bbc, ha risposto che "non abbiamo mai evitato di intraprendere azioni rapide e decisive per salvare vite umane e proteggere il nostro Sistema sanitario nazionale, compresa l'introduzione di restrizioni e lockdown. Grazie a uno sforzo nazionale collettivo, abbiamo evitato che i servizi del Sistema sanitario nazionale venissero sopraffatti". Ma il tentativo di raggiungere l'immunità di gregge, consigliato dallo Scientific Advisory Group for Emergencies (Sage) e sostenuto dal governo, dimostra ''un approccio condiviso''.

Nelle prime settimane della pandemia, quindi, in Gran Bretagna è stato fatto troppo poco per fermare la diffusione del Covid-19, nonostante le prove dalla Cina e poi dall'Italia che si trattasse di un virus altamente infettivo, che causava malattie gravi e per il quale non esisteva una cura. "Questo approccio ha fatto sì che sono continuati eventi potenzialmente super diffusori, come la partita di calcio tra Liverpool Fc e Atletico Madrid che ha riunito oltre 50mila persone l'11 marzo, il giorno in cui il coronavirus è stato classificato come pandemia dall'Oms. E il Cheltenham Festival of Racing tra il 10 e il 13 marzo, che ha attirato più di 250mila persone", afferma il rapporto.

Critiche vengano anche mosse rispetto all'approccio ''lento, incerto e spesso caotico'' del sistema di test e tracciamento del Covid-19, nonostante la Gran Bretagna sia stata uno dei primi Paesi al mondo a sviluppare il test nel gennaio del 2020. Allo stesso tempo, però, il rapporto elogia l'obiettivo fissato dal segretario alla Salute Matt Hancock di arrivare a 100mila test al giorno entro la fine di aprile, affermando che questo ha svolto un ruolo importante. L'elogio più grande però è stato riservato al programma di vaccinazione e al modo in cui il governo ha sostenuto lo sviluppo di una serie di vaccini, tra cui il vaccino Oxford-AstraZeneca. L'intero programma di vaccinazione è stata una delle iniziative più efficaci della storia e alla fine aiuterà a salvare milioni di vite in Gran Bretagna e in tutto il mondo, afferma il rapporto.

 
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Russia e Youtube, è guerra. Canali tedeschi chiusi e rappresaglie

Il sito di streaming video, che fa capo a Google, ha cancellato i canali tedeschi di DFP di RT per la violazione delle linee guida contro la "disinformazione sul coronavirus". Mosca bloccherà i media tedeschi sul suo territorio. Ecco cosa sta succedendo


Russia threatens to block YouTube | News | DW | 29.09.2021

Attraverso la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, il governo russo ha denunciato la decisione di YouTube di cancellare i canali in lingua tedesca dell'emittente RT, finanziata dallo Stato. Mosca ha detto che bloccherà i media tedeschi in Russia per rappresaglia. Il sito di streaming video, che fa capo a Google, ha cancellato i canali tedeschi di DFP di RT per la violazione delle linee guida contro la "disinformazione sul coronavirus".

"I progetti in lingua tedesca della holding russa RT sono stati sottoposti a un atto di aggressione informativa senza precedenti da parte di YouTube, commesso con l'evidente connivenza, se non su insistenza, della parte tedesca", si legge in una nota pubblicata sul sito del ministero degli Esteri russo. "L'obiettivo dell'aggressione contro i progetti di RT è ovvio: annegare le fonti di informazione che non si adattano a uno sfondo mediatico comodo per le autorità tedesche. Così, in nome di interessi opportunistici che hanno prevalso sui proclamati 'norme e valori' liberali, la piattaforma americana e le autorità tedesche, con le loro azioni, hanno portato al fatto che i 700mila spettatori di lingua tedesca, abbonati ai canali menzionati, hanno improvvisamente perso la loro fonte di informazione", prosegue la nota.

Green pass obbligatorio al lavoro, tutto quello che c'è da sapere. Le sanzioni, la sospensione dello stipendio, l'eccezione degli avvocati: i dettagli

Anche i politici dovranno adeguarsi. Tamponi a 15 euro per tutti, estesa la validità dell'esito dei molecolari a 72 ore mentre quella degli antigenici continuerà ad essere 48 ore


Green Pass per chi esegue test rapidi antigenici e test PCR molecolari -  BOMA Laboratorio Druso

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera all'unanimità al nuovo decreto legge per l'estensione del Green pass a tutti i luoghi di lavoro. E' "un decreto per continuare ad aprire il Paese", ha detto il presidente del Consiglio Mario Draghi ai suoi ministri. "Vogliamo rendere ancora più forte la campagna di vaccinazione", ha aggiunto il ministro della Salute Roberto Speranza.

Magistrati e dipendenti di Bankitalia, colf, badanti, elettricisti e idraulici, ministeriali e dipendenti dei consigli comunali, governatori e consiglieri regionali eletti alle elezioni, volontari: dal 15 ottobre e fino al 31 dicembre, quando è prevista la scadenza dello stato d'emergenza, il Green pass diventa quindi obbligatorio in tutti i luoghi di lavoro e andrà a incidere direttamente sulla vita di 23 milioni di italiani di cui 14 milioni e 700mila impiegati nel settore privato. Compresi deputati e senatori anche se, essendo Camera e Senato organi costituzionali, spetterà a loro decidere da quando e con quali modalità adeguare il proprio ordinamento in base al principio dell'autodichiarazione.

OBBLIGO PER TUTTI I LAVORATORI

Il decreto, 9 articoli nell'ultima bozza, introduce innanzitutto l'obbligo per tutti i dipendenti pubblici: "personale delle amministrazioni pubbliche, delle Autorità amministrative indipendenti, compresa la Consob e la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, della Banca d'Italia, nonché degli enti pubblici economici e degli organi di rilievo costituzionale" nonché tutti i "titolari di cariche elettive o di cariche istituzionali di vertice". E anche a tutti quei soggetti che, "a qualsiasi titolo" svolgono la propria attività lavorativa in un'amministrazione pubblica, anche se con contratti esterni. La norma vale anche per gli organi costituzionali - Presidenza della Repubblica, Camera, Senato, Corte Costituzionale - ma spetterà a loro definire in che modo applicarlo. Stesso discorso per il settore privato: "chiunque svolge un'attività lavorativa" per accedere al luogo di lavoro è obbligato a "possedere ed esibire la certificazione". Sia nel pubblico sia nel privato, non dovranno esibire il Green pass tutti coloro che sono esentati dalla campagna vaccinale.

GREEN PASS ANCHE NEI TRIBUNALI MA NON PER AVVOCATI

Il decreto introduce anche una norma ad hoc per l'accesso a tribunali e uffici giudiziari: il Green pass dovranno averlo i magistrati ordinari, amministrativi, contabili, militari e onorari, gli avvocati e i procuratori dello Stato e i componenti delle commissioni tributarie. La norma non varrà però per i legali: le disposizioni, dice il decreto, "non si applicano agli avvocati e altri difensori, consulenti, periti e altri ausiliari del magistrato estranei all'amministrazione della giustizia, testimoni e parti del processo". Un avvocato potrà dunque andare in tribunale senza avere il certificato ma, ad esempio, dovrà mostrarlo per entrare in uno studio legale.

TAMPONI A 15 EURO PER TUTTI

Per non penalizzare ulteriormente chi non vorrà o non può vaccinarsi, il decreto introduce i tamponi a prezzo calmierato per tutti nelle farmacie che hanno aderito al protocollo d'intesa: gratis per chi non si può vaccinare, 8 euro per i minori e 15 euro per tutti gli altri. Nella bozza è prevista per le farmacie che non rispettano i prezzi una sanzione da mille a 10mila euro e il prefetto potrà disporre anche la chiusura dell'attività per 5 giorni.

GREEN PASS VALIDO PER 72 ORE 

Per quanto riguarda i tamponi, con un emendamento al decreto Green pass bis, è stata inoltre estesa la validità dell'esito dei molecolari a 72 ore mentre quella degli antigenici continuerà ad essere 48 ore.

CONTROLLI A DATORI LAVORO, ANCHE VERIFICHE A CAMPIONE

Il governo ha previsto che a verificare se i lavoratori sono in possesso del Green pass, sia nel pubblico che nel privato, dovranno essere i datori di lavoro ai quali spetta inoltre il compito di definire, entro il 15 ottobre, le "modalità operative per l'organizzazione delle verifiche", che potranno essere anche a campione. Ci dovrà essere un responsabile incaricato degli accertamenti che, in via prioritaria, dovranno essere eseguiti al momento dell'accesso. La validità del Green pass potrà essere verificata, nel privato, con la app "VerifiCa19" mentre nel pubblico il premier, su proposta dei ministri per la pubblica amministrazione e della salute, potrà definire delle linee guida "per la omogenea definizione delle modalità organizzative".

SANZIONI FINO A 1.500 EURO, SOSPENSIONE DELLO STIPENDIO SIN DAL PRIMO GIORNO Per chi non ha il pass sono previste una serie di sanzioni: scatterà innanzitutto la sospensione dello stipendio sin dal primo giorno in cui non venga presentata la certificazione (sia nel pubblico sia nel privato). Nel pubblico chi non ha Green pass è ritenuto "assente ingiustificato" e dopo il quinto giorno di assenza il rapporto di lavoro è sospeso. Nel privato invece il lavoratore è assente senza diritto alla retribuzione fino a presentazione del pass. Nessuna conseguenza disciplinare e niente licenziamenti, in ambo i casi. Per i datori di lavoro che non effettuano i controlli sono previste inoltre sanzioni da 400 a mille euro, mentre dipendenti pubblici, privati e autonomi che verranno sorpresi in un luogo di lavoro senza il pass rischiano una sanzione da 600 a 1.500 euro. E sanzioni sono previste anche per i magistrati ordinari: l'accesso senza il pass è considerato "illecito disciplinare" ed è sanzionato in base alla normativa di riferimento.

 

Vaccino anti-Covid, con la terza dose anticorpi 10 volte maggiori: lo studio israeliano

Nello Stato ebraico, il primo ad offrire un'ulteriore somministrazione, l'hanno già ricevuta quasi tre milioni di persone. Over 60 la prima fascia interessata. Cosa dicono gli scienziati


La terza dose del vaccino Pfizer contro il coronavirus produce dieci volte più anticorpi rispetto a quelli sviluppati con la seconda dose. Sono le conclusioni a cui è giunto uno studio sierologico condotto dallo Sheba Medical Center di Ramat Gan, vicino a Tel Aviv, secondo quanto ha riferito l'emittente pubblica israeliana Kan. I risultati sono stati ottenuti comparando i livelli di anticorpi una settimana dopo la somministrazione della terza dose del vaccino contro il Covid-19 con i loro livelli una settimana dopo la somministrazione della seconda dose.

Israele è stato il primo Paese a proporre una terza dose di vaccino contro il coronavirus, lo scorso primo agosto. La prima fascia di età alla quale è stata offerta la terza dose sono stati gli over 60, mentre ora il richiamo è disponibile dai dodici anni. A oggi, quasi tre milioni di israeliani avevano ricevuto una terza dose.

 

(Fonte: Adnkronos)

 

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Terza dose del vaccino anti-Covid, ecco le date per tutte le categorie

Secondo fonti di governo, il timing previsto per la somministrazione della terza dose è prevista dalla fine di settembre per gli immunodepressi e a dicembre per gli anziani. All'inizio del 2022, tra gennaio e febbraio, dovrebbe essere il turno degli operatori sanitari. E' questo, secondo fonti di governo, il timing previsto per la somministrazione della terza dose.


Terza dose Pfizer, al via l'esame dell'Ema - Tiscali Notizie

Atteso il parere definitivo dell'Aifa - Queste le ipotesi categoria per categoria. Nulla di ufficiale, però, in attesa delle valutazioni dell'Aifa. Dal Comitato tecnico-scientifico dell'Agenzia italiana del farmaco, comunque, arriverebbe una posizione favorevole ad autorizzare la terza dose dei vaccini anti Covid per i pazienti "fragili" e immunodepressi. Il Cts dell'Aifa è, in ogni caso, ancora riunito per esaminare la questione: è atteso nella giornata di mercoledì (ma potrebbe slittare ai giorni successivi) il parere definitivo. Sulla terza dose al resto della popolazione l'Aifa attenderà invece le conclusioni dell'Ema, l'Agenzia europea del farmaco.

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Green pass e vaccino obbligatorio, Cacciari non ci sta: "Meccanismi autoritari. Tutto va bene perché c'è un'emergenza sanitaria?"

Il filosofo (di sinistra) a Quarta Repubblica: "La forma a volte fa sostanza: sento usare parole come 'stanare' chi non si vaccina. Ma ci rendiamo conto? Mi arrivano centinaia di mail al giorno di medici e scienziati che mi danno ragione e mi dicono che non possono parlare"


Massimo Cacciari e la frase complottista come Meluzzi | VIDEO

"Tutto va bene perché c'è un'emergenza sanitaria? Tutti a sollecitare meccanismi autoritari, come sostanzialmente è l'obbligo di vaccinazione". Massimo Cacciari motiva e illustra dubbi e perplessità sul green pass in Italia e sull'eventuale obbligo vaccinale.

"Il governo è legittimato a imporre un trattamento sanitario, è vero. Se ne discute la legittimità in chiave culturale, etica e politica. Tutto va bene perché c'è un'emergenza sanitaria? E' lecito chiedere in base a quali criteri cesserà lo stato d'emergenza? Finirà quanto non c'è più un malato in terapia intensiva o quando nessuno ha più di 37,5 di febbre? Tutti a sollecitare meccanismi autoritari, come sostanzialmente è l'obbligo di vaccinazione. Ma scherziamo? Ai virologi non frega nulla delle derive culturali e politiche di questa società?", dice Cacciari a Quarta Repubblica. "La forma a volte fa sostanza: sento usare parole come 'stanare' chi non si vaccina. Ma ci rendiamo conto?", dice Cacciari. "Se arriva l'obbligo, bene: almeno sparisce l'ipocrisia. Mi arrivano centinaia di mail al giorno di medici e scienziati che mi danno ragione e mi dicono che non possono parlare".

Provvedimenti come il green pass o l'eventuale obbligo vaccinale devono inserirsi in un quadro in cui "deve essere sempre garantito il rispetto della dignità della persona, la giurisdizione indica che la persona sia perfettamente informata. Mi domando se possiamo dire che le persone siano state correttamente informate sui vaccini e sulle loro conseguenze. Non c'è dubbio che i vaccini siano utili, ma questo non basta per dire che siamo correttamente informati".

"Non esiste nessuna situazione priva di rischi, le aziende farmaceutiche non conoscono però le conseguenze a medio e lungo termine dei vaccini. In queste condizioni, come si fa a imporre il green pass? Siamo già arrivati al 70-80% della popolazione vaccinata, si continui così" cercando di convincere gli italiani. "Quando siamo arrivati a vaccinare tutta la popolazione sopra i 40-50 anni, che bisogno c'è di vaccinare gli adolescenti, che non corrono alcun rischio reale?", afferma. "Non è vero che la situazione sia uguale ovunque: in moltissimi paesi non c'è obbligo di vaccinazione. In Danimarca la situazione si è normalizzata, in Germania non si sognano di vaccinare gli adolescenti".

 

(Fonte: Adnkronos)

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